spoteciak

nello spot che stai guardando io ci vedo la scena di un film

Racconti brevi

 La morte bussa

Bevvi il caffè ancora fumante in tazza ustionandomi la gola perchè l’idea di scrivere un racconto devi coglierla al volo. Poi passa e non ti ricordi più nulla. Accesi il pc, mi infilai un mezzo toscano in bocca (qualcuno dice che appaga la mia fase orale), scivolai nelle pantofole e affrontai lo schermo bianco. “A noi due”, pensai, come in una sfida all’OK Corral, con le dita da pianista che sfiorano il calcio delle Colt mentre note da carillon alla Sergio Leone conferiscono pathos alla scena. Sullo sfondo c’era lui, il villain, il cattivo di 1.000 film da sconfiggere con un racconto dritto al cuore.

Il blocco dello scrittore.

Ero caldo e concentrato, come un bounty killer o, se preferite, lo straniero senza nome che sconfigge i cattivi che vessano i contadini e poi sparisce all’orizzonte o lo sceriffo che dopo aver cercato invano aiuto in città senza trovarlo deve dimostrare da solo il suo valore (anche se Gary Cooper era più alto e bello di me).

Mentre il l’indice stava per pestare la prima lettera della tastiera suonarono alla porta.

Chi può essere a quest’ora?” Era il primissimo pomeriggio, l’ora della siesta, della lettura dei giornali, della telefonata al parente che non senti da un vita. Andai ad aprire spazientito: rompeva l’atmosfera. Dallo spioncino non si vedeva molto. Una figura scura, forse il portiere con una raccomandata? Vista l’ora, senza pensarci, aprii.

Siiii?”feci mentre il mio sguardo con una parabola dal basso andò in alto. La figura, alta circa due metri, intabarrata in un mantello nero, entrò senza far rumore, scivolando come la governante di “Rebecca la prima moglie” di Hitchcock. Non aveva la falce come spesso la raffigurano nell’iconografia popolare. Avrei sentito il rumore metallico. Si sedette sulla poltrona davanti alla mia scrivania. Chiusi la porta e mi risedetti anche io. La guardavo da sopra il pc. “Dobbiamo andare, è ora.” disse senza presentarsi. Tanto sapeva che sapevo chi fosse. Mi vennero in mente in sequenza: “Il settimo sigillo” ma non avevo una scacchiera sotto mano, “Vi presento Joe Black” ma evitai battute su Angelina Jolie e “Amore e guerra” di Woody Allen ma quanto a letteratura russa e a battute ero a zero.

Un biscotto alla cannella?” proposi “Sono gustosi.” Fece cenno di si con la testa anche se vedevo muoversi solo il cappuccio nero. Tornai dalla cucina con un piatto di biscotti svedesi e un bicchiere di latte. Cominciò a sgranocchiarli in silenzio. “Le briciole nel piatto per favore, la donna delle pulizie è venuta stamattina.” azzardai. “Cosa stai scrivendo?” domandò con voce lugubre.”Un racconto. Avevo appena cominciato quando sei arrivata.””Di che parla?”incalzò. “Veramente avevo le idee ancora confuse e speravo….” “Guarda che non hai più tempo.” “Ma dai, così non si fa. Senza avvisare. Arrivi così, inaspettata, mettiti nei miei panni”, abbozzai “Che dovrei fare?” “Raccontami per sommi capi la trama” fece lei sorseggiando il latte.”E’ la storia di uno che ha il blocco dello scrittore, poi gli viene un’ispirazione, si mette a scrivere e viene interrotto”. “La nostra storia, insomma.””Se vuoi metterla così, si.” “Guarda che la mia visita è un bene per te.” “Ah gia? E perchè?”

Rappresento un espediente narrativo ultraterreno, un deus ex machina, un colpo di scena che il lettore non si aspetta. Usami. Però poi voglio i diritti d’autore se ci faranno un film.”

Va bene.””Dobbiamo andare adesso.” “Fa freddo fuori? Prendo la giacca.”

Non ti servirà. Dove andiamo fa caldo.” Mi diressi sereno verso la porta d’ingresso, l’aprii e mentre stavo per varcare la soglia vidi le sue dita ossute pigiare lentamente sulla tastiera la parola F I N E.

 

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