spoteciak

nello spot che stai guardando io ci vedo la scena di un film

Per uscire dall’inferno basta un’utilitaria.

Nel suggestivo spot della Fiat Panda la calda voce di Ricky Tognazzi ci ricorda che la situazione del Paese è critica ed è il momento di scegliere se essere noi stessi o accontentarci dell’immagine stereotipata “spaghetti/mandolino” con cui veniamo percepiti.

Ci ricorda che l’Italia non è fatta solo di gente furba con poca voglia di lavorare. C’è molto di più e basta aprire gli occhi del cuore per vedere queste preziose risorse: siamo circondati talento, inventiva, passione, amore per il bello, capacità di realizzare grandi imprese, voglia di costruire. Ma poi la voce dello speaker sembra cambiare e diventa quella di Giancarlo Giannini, il coach che in“Ogni maledetta domenica” carica la sua squadra di football durante l’intervallo di una importante partita. “Siamo all’inferno, signori e allora o risorgiamo come collettivo o saremo annientati individualmente.”

Qualche analogia? “E’ il momento di risollevarsi, signori, comprate la Panda e raggiungeremo la meta superando la crisi. Perchè ogni giorno in Italia qualcuno si sveglia e mette al volante della sua Panda per andare al lavoro, massacrandosi di fatica per guadagnare un centimetro nell’ingorgo della tangenziale. Qualcuno che guardandosi negli occhi con gli altri automobilisti vedrà compagni si squadra determinati a guadagnare centimetri con lui.”E’ vero: sono le cose che costruiamo che ci rendono ciò che siamo.” Un popolo di esauriti al volante.

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Facciamo a chi ce l’ha più grosso?

Qui la trivialità da caserma o i confronti da spogliatoio maschile grondante testosterone dopo un’agguerrita sfida di calcetto non c’entra. E’ invece la complicità femminile che regna nello spot della Renault Twingo Tattoo dove una mamma quarantenne va a prendere la figlia adolescente a scuola e mentre sono in macchina nota il tatuaggio tribale che la giovane si è fatta fare sul fondo schiena. Un marchio per far parte della tribù, per essere cool, in, online, insomma per non sentirsi diversa. Per piacere e per piacersi.

E questo sarebbe un tatuaggio?” domanda la madre minimizzando la cosa e provocando un moto d’imbarazzo nella figlia che non fa in tempo a rispondere perchè la madre si china in avanti, abbassa i pantaloni e mostra il suo tatuaggio, delle dimensioni di un arazzo, affermando orgogliosa: ”Questo è un tatuaggio!”.

Atmosfera stemperata, complicità rinsaldata. Teatro della scena una citycar che esprime il tuo stile. Ma dove abbiamo sentito questo scambio di battute? In Mr Crocodile Dundee, Paul Hogan cacciatore di alligatori australiano in trasferta a New York mentre è in compagnia della bella giornalista Linda Kozlowski incontra una banda di balordi che vogliono rapinarlo sotto la minaccia di un coltello a serramanico. “Dagli il portafoglio, non lo vedi il coltello?” suggerisce lei impaurita.”Un coltello quello? Questo è un coltello!” risponde lui senza scomporsi estraendo dalla giacca di pelle di coccodrillo una specie di machete al cui confronto il coltello con cui Rambo tagliava gole e reticolati d’acciaio sembra un coltellino svizzero.

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E meno male che nello spot la ragazza non si era fatta fare il piercing ai capezzoli.

Reflusso acido? Ci pensa Ripley

Una coppia si lava i denti davanti allo specchio del bagno. Lui ha un reflusso acido e squaglia lo spazzolino.

Due colleghi intenti alla pausa caffè in un ufficio sorseggiano una bevanda davanti al distributore automatico e lo stesso problema si ripropone con il bicchiere che si fonde.

Maalox Reflusso è la risposta per alleviare simili spiacevoli sintomi di bruciore allo stomaco. Se il tenente Ripley, alias Sigurney Weaver lo avesse saputo avrebbe combattuto il viscido Alien con le compresse invece che con il lanciafiamme. E l’equipaggio dell’astronave Nostromo potrebbe raccontare la storia, invece di finire nella pancia del mostro. Ci avevano provato a ferirlo ma il suo sangue, simile ad acido aveva perforato lo scafo dell’astronave, Rigustatevi la scena e la prossima volta che avete simili problemi a tavola correte subito ai ripari con questo farmaco. Altrimenti queste saranno solo le avvisaglie: poi la vostra pancia incomincerà a gonfiarsi fino a partorire lo schifoso mostriciattolo.

2012, allarme a Hollywood

Una fredda giornata in una piazza di una città senza nome. L’attenzione di una giovane donna viene catturata dalla bandiera che non sventola. Il tricolore, unica nota cromatica in questa atmosfera grigia, si è impigliato nel pennone. E allora cosa ti fa la nostra protagonista? Si leva il cappello di lana liberando al vento una chioma di riccioli corvini e scalza inizia ad arrampicarsi sotto lo sguardo prima incuriosito dei passanti che poi scoppiano in un applauso liberatorio a missione compiuta. Il bianco, il rosso e il verde sventolano ancora. La sua ascesa forse vi avrà ricordato l’ora di ginnastica alle medie quando, sfiniti, restavamo a metà strada sulla pertica, oppure sarete tornati con la memoria all’albero della cuccagna di qualche sagra di paese. Invece si tratta di evocare il momento difficile che attraversa il nostro Paese, simbolicamente rappresentato dalla bandiera, incagliata. Bisogna agire e sbloccare la situazione. Come? Con un atto di fiducia prima di tutto. Fiducia nel sistema Paese e in una grande banca, Unicredit, per la quale lo spot invita a sottoscrivere l’aumento di capitale.

 

Spot emozionante, musica in stile “Momenti di gloria”, tutto a posto no? Ma allora che ci fa nella piazza quel giapponese con la divisa della marina della seconda guerra mondiale che con un sorriso grande così guarda in su? Non lo vedete? Allora ripassatevi i primi 5 minuti di “1941 allarme a Hollywood” di Steven Spielberg dove un sommergibile nipponico sbaglia rotta e finisce nelle acque della California. E nella manovra di emersione scoprirete come una ignara giovane bagnate, stavolta bionda e nuda, rimanga abbracciata al periscopio offrendo al marinaio dagli occhi a mandorla una paradisiaca visone. Situazioni simili. Ma insomma, il giapponese che in piazza indica il posteriore della ragazza gridando “Hollywood!” lo vedo solo io?

SpoteCiak

 

SPOTECIAK è un contenitore dove pubblicità e cinema s’incontrano perchè ho notato che spesso la prima si nutre del secondo, trovando fonte d’ispirazione, attingendo a piene mani, riproducendo scene cult per diffondere messaggi volti a promuovere prodotti, servizi, stimolare comportamenti virtuosi. In una parola:comunicare. Si tratta sempre di trasmettere emozioni. E per me che forse sono stato concepito in una sala buia (non so se in platea o galleria) e che ho sempre profondamente amato il cinema e poi la pubblicità facendo il copywriter questo spazio rappresenta il luogo dove scoprire i rimandi, segnalarvi le citazioni della settima arte negli spot, pardon, consigli per gli acquisti. Certo, ogni tanto mi farò prendere la mano immaginando per lo spot un finale diverso che renda giustizia al film. Un finale bizzarro, ironico e politicamente scorretto. Ma questa è un’altra storia, naturalmente fatta della materia di cui sono fatti i sogni.

 

 

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