spoteciak

nello spot che stai guardando io ci vedo la scena di un film

Archivi per il mese di “febbraio, 2012”

Una donna da salvare

Dottore, la stiamo perdendo!”. “Adrenalina, presto, tre unità! “.

Il medico avrebbe tremato se le emozioni avessero fatto parte del suo DNA.

Ma il suo cuore era più asettico della intera sala operatoria.

Tutta l’équipe avrebbe sudato freddo, se avesse potuto. Avevano una responsabilità troppo grande; da loro dipendeva il futuro di quella donna. Dovevano salvarla. Ma era stanca, abbandonata dalla vita.

E finalmente la morte si era ricordata di lei dopo così tanto tempo.

Quanti anni ha?“chiese l’anestesista.“ Non lo so, mi pare 99 tra una settimana.”

Caduta dalle scale” e “Trauma cranico “ erano gli scarni referti.

Distesa, impotente, fragile, i lunghi capelli d’argento raccolti in una cuffia verde.

Il mondo, fuori dalla clinica, non era più quello che aveva conosciuto da bambina.

Non c’era più nulla che la trattenesse. Niente più emozioni per lei. Nel suo stato di incoscienza percepiva solo una cantilena lontana che si andava affievolendo all’avanzare del grumo di sangue che premeva nel suo cervello. Era una filastrocca della sua infanzia. Ancora per qualche istante gli alti ed i bassi della melodia rimasero visibili sullo schermo che rimandava l’attività del suo cervello. Le sue ultime tracce di vitalità.

Poi la linea verde si appiattì seguita da un sibilo senza fine.

Non ce l’abbiamo fatta “disse il chirurgo con voce metallica.

Poco dopo, altoparlanti, satelliti e schermi al plasma diedero la notizia in tutto il mondo.

Oggi, 30 dicembre 2182, alle ore 0,51, si è spenta, Wanda Campioni, l’ultimo essere umano “.

Tutti gli androidi si fermarono per un minuto, anche se nessuno di loro conosceva il significato della parola lutto.

Il giorno seguente l’équipe medica venne riprogrammata perché ormai non serviva più a nessuno.

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Al diavolo tutto.

Un suv attraversa le strade di Manhattan e noi, rapiti dalle note in sottofondo di un piano in sordina e da un lamento struggente di un sax, ascoltiamo lo sfogo di un uomo che immaginiamo forte e risoluto, uno che non accetta i compromessi della vita. Mentre manda a quel paese i luoghi comuni di una vita radical chic, icone e simboli dei suoi bersagli si susseguono sullo schermo.

E’ lo spot della Mercedes GLK.

Chi ha bisogno di feste comandate, regole azzeccate, gente intenta a fare su e giù per le vie del centro in preda a shopping compulsivo?” E ce n’è pure per i miti degli yuppie esterofili di casa nostra : conference call, social network, cocktail, vernissage, lounge music e acid jazz, sushi e brunch. Si fottano tutti: il futuro appartiene a chi ha il coraggio di essere differente. E che può sborsare 50.000 euro per un’auto che pare un carro funebre. Stesse strade, notturne, bagnate dalla pioggia e la voce pastosa dell’indimenticabile Ferruccio Amendola nel 1976 raccontavano il male di vivere di Taxi Driver, un giovane Robert De Niro già bravo in maniera quasi fastidosa.

E simile era pure la colonna di Bernard Herrmann che già aveva musicato capolavori di Hitchcock come “Vertigo-La donna che visse due volte” e “Psyco”

 

Ma se il taxi giallo guidato da De Niro scivolava nel buco nero di una New York da incubo e resta un cult, il suv della Mercedes è solo l’ennesima auto cool da fighetti. Io preferisco farmi una corsa nella malinconia dell’anima senza tassametro a bordo del primo. E voi?

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